di Roberto Pozzetti
Molteplici e singolari vie caratterizzano le uscite dall’esperienza analitica. Giusto per riportarne qualcuna, non possiamo non ricordare quelle che avvengono con una domanda di passe o comunque con l’autorizzarsi a praticare la clinica psicoanalitica. Vi sono tuttavia non soltanto interruzioni ma pure effettive uscite dall’analisi ben diverse: ci riferiamo ai percorsi analitici terminati sulla maternità o sull’atto matrimoniale, a quelli sfociati nella desupposizione di sapere, a quelli focalizzati sulla trasformazione dell’analista in uno sguardo, in una voce o in uno scarto senza il minimo riferimento alla passe, eccetera.
Tra le varie forme dell’uscita dall’analisi, vi è quella imperniata su un cambiamento che va dal transfert nei confronti del dispositivo analitico al transfert verso la Scuola, dal lavoro di transfert al transfert di lavoro. Un analizzante si accorge, per esempio, di non aver ancora concluso la propria traiettoria analitica e di considerare poco convincenti i punti cui è giunto nel suo percorso analitico ma si trova maggiormente al lavoro nei contesti di Scuola e meno quando si sdraia sul divano dell’analista. La catena associativa in seduta ristagna, si incista. Opta, dunque, per una pausa negli appuntamenti. Si prende un lasso di tempo nel quale compiere comunque un’elaborazione soggettiva, nella quale interrogarsi per proprio conto, persino per diversi anni. Non può evidentemente svolgere dell’autoanalisi, concetto che rinvierebbe semmai a un ego autonomo ascrivibile alla Psicologia dell’io. Permangono tuttavia in lui dei quesiti sulle proprie formazioni dell’inconscio sia pure in modo meno frenetico e meno angosciato di prima. Nel frattempo, egli continua con una discreta regolarità l’analisi di controllo con più di un analista e lavora in collettivi come i cartelli, le segreterie di città, la preparazione di contributi clinici o di teoria della clinica da presentare in Convegni nazionali e internazionali i quali costituiscono dei momenti di prezioso attraversamento. Colleghe e colleghi sono spesso al centro dei suoi sogni. Avviene uno spostamento del transfert verso una “supposizione di sapere generalizzata” – come disse anni or sono Paola Francesconi, in una Giornata di Scuola – indirizzata al collettivo relativo al discorso analitico.
Questa pausa nello svolgimento delle sedute avviene, dunque, anche grazie alla Scuola; il lavoro nella Scuola, per esempio con l’assunzione temporanea di ruoli istituzionali secondo la consueta prassi delle permutazioni, diventa sovente esso stesso un lavoro analizzante. Talvolta esita in una nuova domanda d’analisi, sulla scorta di una vertigine e di questioni emerse in forma inedita. Accade di uscire dall’analisi grazie alla Scuola ma ugualmente di rientrare in analisi, di prendere di nuovo la parola in posizione analizzante, grazie alla Scuola.